La nostra piccola azienda agricola era ed è ancora la Fattoria della Villa di Malavolta.


La storia della Villa di Malavolta (nota anche come Villa Bottai) affonda le sue radici nel Trecento, quando venne edificata per volere della nobile famiglia Gavacciani, contemporanea di quel Niccolò Acciaioli che legò il suo nome alla celebre Certosa di Firenze. All’interno del portale d’accesso che si affaccia sulla via del Podestà, è ancora oggi visibile una lapide del 1333. L'epigrafe ricorda che la costruzione originaria fu opera di Ser Lapo di Giovanni Gavacciani, il quale la eresse, come si legge nel testo latino, "per la salvezza dell’anima sua e dei suoi cari".


La figura di Ser Lapo Gavacciani non è rilevante solo per la storia della villa, ma per l'intera vita politica fiorentina del XIV secolo. Notaio e politico di spicco, ricoprì la carica di Priore delle Libertà tra l'ottobre e il dicembre del 1328. In quel periodo, fu uno dei principali artefici della più importante riforma elettorale della Repubblica fiorentina: un sistema misto tra elezione e sorteggio che garantì stabilità al governo oligarchico della città per oltre un secolo e mezzo, fino all'avvento definitivo dei Medici. Ser Lapo morì nel 1338 e fu sepolto nel chiostro grande della Basilica di Santo Spirito a Firenze. Sul suo sarcofago, oltre alla data del decesso, è scolpita l'immagine dell'antico "Ospedaletto" che egli stesso aveva fondato. Il monumento funebre è arricchito da iscrizioni latine di profondo valore spirituale. Sulla cornice superiore si legge la dedica funebre, mentre ai lati dello stemma centrale compaiono le figure del profeta Geremia e di Yehoshua Ben Sira (l'autore del Siracide). Entrambi reggono cartigli che ammoniscono sulla caducità della vita, citando versetti biblici che invitano a ricordare come la morte non tardi ad arrivare.


L’evoluzione architettonica e la famiglia Corboli Verso la fine del XVI secolo, la proprietà passò alla ricca famiglia Corboli, che ne trasformò profondamente l’aspetto. I nuovi proprietari ingrandirono la struttura incorporando l’antico ospedale per pellegrini e l’oratorio preesistente. Fu proprio nel 1599 che la villa assunse l'impronta signorile che conserva tuttora, diventando una delle dimore più affascinanti della zona, caratterizzata dalle inconfondibili due torrette panoramiche. La facciata, in sobrio stile fiorentino, gioca sul contrasto tra l’intonaco bianco e gli elementi in pietra serena, con al centro lo stemma dei Corboli. Sul retro, la villa si apre su un classico giardino all'italiana, diviso in quattro aree quadrangolari cinte da basse siepi geometriche, su cui si affaccia un grande salone monumentale.


La villa divenne un punto di osservazione privilegiato per la famiglia granducale. Da qui, infatti, i regnanti potevano assistere alle solenni processioni che portavano la Madonna dell'Impruneta verso Firenze per invocare la protezione divina contro carestie o pestilenze. Una particolare finestra "eccentrica" (fuori asse) al piano terra fu progettata proprio per consentire una visione completa e agevole del passaggio della sacra immagine. Infine, la villa passò ai Bartoli (il cui stemma in terracotta reca il motto "Virtus omnia vincit", ovvero "La virtù vince ogni cosa") e infine a Cesare Bottai, facoltoso commerciante di legnami originario del Chianti, al quale si deve il nome con cui la proprietà è spesso identificata oggi.